IL PROGETTO

“La biblioteca, la biblioteca pubblica, insomma, ha il suo patrimonio nell'edificio, nei documenti, eccetera, ma fondamentalmente, nelle relazioni che costruisci, quindi se noi non avessimo relazioni, non solo col territorio adiacente, ma diciamo con tutto quello che è collegato all'attività della biblioteca […] sicuramente dureremmo poco, quindi. Sì, i rapporti si costruiscono.”

Così uno dei bibliotecari di S. Matteo degli Armeni, Gabriele, apre gentilmente le porte ad un’analisi che riguarda ciò che è sempre esistito ma che, in qualche modo, passa in sordina sotto gli occhi di chi vive quotidianamente questi luoghi. Il corpo. Il corpo ed il suo movimento, nei confronti di uno spazio, di un testo o di un altro corpo. È tutto sempre esistito. Si può dire che la biblioteca sia il risultato di uno scambio tra molteplici corpi che, interagendo, lasciano tracce all’interno dei suoi ambienti, modificandone (in)visibilmente i connotati. Come? Cercandole. Dove? Nell’insieme dei moti interni ed esterni alla biblioteca, nelle vicinanze e distanze interpersonali, nei libri, in tanti libri. Pensare che secoli prima di noi, giovani pensatori o scrittori hanno percorso lo stesso tragitto che pigramente compiamo per recarci in biblioteca, o che una sedia si sia usurata perché utilizzata da molteplici pesi, o ancora, che lo stesso libro possa essere passato e reinterpretato in più mani, riscrive in un certo senso la definizione di biblioteca, e anche la storia universale dell’esistente, continuamente. L’essere umano apporta alla sua esperienza un valore aggiunto irripetibile, una nuova chiave di lettura, che per forza smuove qualcosa nell’esperienza dell’altro, prende un piede totalmente inaspettato. Si creano numerosi sotto filoni che cambiano sempre di posizione. Ci comunicano che qualcosa è stato importante per qualcuno e che può esserlo anche per noi.

È forse questo un nuovo modo di accedere alla cultura e, dunque, all’esperienza di vita umana che la caratterizza? Si possono creare nuove identità e linguaggi a partire da essa? E saranno comprensibili da tutti? La soggettività suggerisce una modalità creativa che non solo tutela in maniera quasi empatica l’archivio di domani, le parti che lo compongono, arricchendolo, ma ne permettono la continua riscrittura e rilettura. 

What makes us Human si configura al contempo fine e mezzo del progetto. L’insieme delle interazioni materiali ed immateriali tra individui contribuiscono ad una nuova visione ed una consapevolezza divergente di quello che è l’apparato bibliotecario, visto fino ad ora solo come la raccolta del sapere per eccellenza.

La biblioteca è anche questo.

Tenere conto delle tracce che lasciamo ci fa comprendere il nostro agire nel mondo.